John Constantine : Hellblazer – Contare fino a dieci (Counting to ten)

Testi : John Smith

Disegni : Sean Philips

Colori : Tom Ziuko

Pubblicato da/in : Hellblazer #51 (Marzo 1992)

Dove l’ho letto : Hellblazer #14 (Planeta deAgostini)

Valutazione :

Non potevo proprio aspettare di arrivare a recensire Hellblazer #14 per raccontarvi di questa piccola perla.
Nel bel mezzo del ciclo del dissacrante e sboccato Garth Ennis, che tratteggia un John Constantine strafottente e arrogante, proprio prima del ciclo gore “Sangue Reale”, John Smith rielabora lo stregone inglese facendolo riavvicinare molto al personaggio umanissimo raccontato da Jamie Delano.
Personalmente sto apprezzando molto il ciclo di Ennis, ma non nascondo di preferire di gran lunga il John Constantine delle prime uscite della serie.

“Contare fino a dieci” ha la particolarità di essere una storia assolutamente fuori dagli schemi : un calcio nel sedere al tanto declamato “Show don’t tell”, per il quale una storia risulterebbe interessante solamente se sbatte in faccia al lettore tutto ciò che accade.
John Smith ci fa capire che l’angoscia, la tensione e la nausea si possono trasmettere anche utilizzando solamente le didascalie, con l’ausilio di frammenti d’immagine che lasciano intuire, senza mai confermare quello che in cuor nostro temiamo che stia accadendo.
Un modo di raccontare che apprezzo moltissimo, se ben realizzato come in questo caso.

Per mettere in scena tutto questo, l’autore si serve di una lavanderia e di tre personaggi secondari : due anziane signore, e Jerry Monaghan, ex compagno di scuola di John e attualmente bisognoso di un esorcismo. Jerry non dirà nemmeno una parola in questa storia, sarà John a raccontarci che quest’ultimo ha scherzato troppo col fuoco, e che si ritrova con svariate decine di demoni in corpo. Dopo il primo esorcismo, John si rifugia in lavanderia per lavare gli abiti di Jerry, abbandonandolo al suo triste destino (“Chissa che sta facendo, Jerry, ora?” “Probabilmente, quando torno, se la sarà svignata con l’argenteria.” “Probabilmente.”).
Mentre attende l’inevitabile, John scambia due parole con le anziane signore presenti in lavanderia. Queste lo informano della morte della loro amica Florrie, e che la stanno aspettando lì per le dieci, come ogni giorno. John le crede matte, ma come in ogni storia di Hellblazer che si rispetti, il sovrannaturale è dietro l’angolo : arriva una telefonata delirante per John (“Che ci fai qui, Constantine? Da chi ti nascondi? Non da Jerry, vero?” “Non ti sarai scordato di..”), entra in lavanderia un cane randagio che infila il muso fra le gambe di una delle due anziane, si sente improvvisamente il rompersi della vetrina della macelleria di fianco (“Non preoccuparti, tesoro. Sarà Florrie”). Arrivano le dieci.

Quando John va a controllare si ha la quint’essenza di ciò di cui vi parlavo prima, la trasgressione dello “Show don’t tell” : una pioggia di didascalie.

“E così c’è una morta nella macelleria, che importanza ha?”
“Hai già fatto un bel casino, oggi.”
“Però c’è questa morta nella macelleria e pensi : << Che cosa farò come bis? >>”
“Be’, ‘fanculo.”
“Stavolta no.”
“Poi arriva un venticello e Gesù. L’odore…”
“Merda, piscio e qualcosa di dolce, come anice. Caffè rimasto in un thermos per settimane…”
“La figura si muove, strascica di fianco. E c’è uno scricchiolio come quello delle scarpe di cuoio nuove. Solo che non porta scarpe…”
“Non indossa niente.”
“E tu cominci a camminare. Superi macchine e lampioni. E il cane abbaia e ci sono vetri sotto i tuoi piedi e cammini.”
“Cammini. Non corri mica.”
“Non devi correre, c’è un sacco di tempo. C’è un’ora prima degli ultimi ordini.”
“Hai tutto il tempo del mondo.”

E per la seconda volta nello stesso giorno, il nostro eroe si fa vincere dalla paura.
Questo è il John Constantine che mi piace. Mi fa sentire meno “sottouomo zoppicante” (cit. Cèline) del solito.

ich-einzig

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Autrice : Lisa Germano (voce,testi,musiche)

Anno di Pubblicazione : 1991

Genere : Alternative Rock, Dream Pop, Folk Rock (da Wikipedia), Blues (ci aggiungo io)

<<La musique est le seul de talent qui jouit de soi même; tous le autres veulent des temoins >>,
Jean-François Marmontel

E in questo blog non potevamo far altro che parlare anche di musica, forse la più trasversale fra le arti.
Sicuramente quella che mi concede la giusta dose d’ermetismo che consente alle emozioni di fluire senza che queste affiorino in superficie, ma soprattutto senza che queste perdano d’intensità.

Dedico il mio primo articolo musicale alla mia musa di questi giorni, quella Lisa Germano che racchiude in sè moltissimi di quei frammenti che vanno a comporre il mio ideale di donna.
Il mio interesse per le cantanti ha un’origine lontana e francamente abbastanza ridicola, ma che comunque ricordo con piacere : tutto deriva dallo sdolcinatissimo Final Fantasy VIII, e dall’infatuazione del mitico Laguna Loire per la bella Julia, cantante-pianista in un locale di Deling City. Evidentemente mi sono immedesimato troppo nel personaggio, e l’esperienza di gioco è diventata parte della mia realtà (e sinceramente non me ne vergogno più di tanto).

On The Way From The Moon Palace è un disco che trasuda dolore e amarezza, ma che contiene in sè anche la forza di reagire alle avversità che ci riserva la vita. La Germano ci racconta le sue insicurezze, le sue paure e delusioni, e tenta di esorcizzarle tramite un’invidiabile auto-ironia, vero e proprio leit-motiv di questo suo album d’esordio.

L’accoppiata iniziale composta dalla title track (pezzo strumentale) e dalla canzonatoria Guessing Game (or the Music Business) è solamente il preludio al country-blues della triste Blue Monday, uno dei pezzi musicalmente più interessanti dell’intero disco, e prima avvisaglia della vena auto-ironica della cantautrice (“You don’t really want to leave me, but you’re leaving anyway” o anche “You don’t really want to love her but you’ve been lovin’ her so long”).
Seguono l’intermezzo strumentale di The Calling e la nostalgia folk di Hangin’ with a Deadman.
Screaming Angels Dancing in your Garden è la traccia strumentale in cui meglio possiamo meglio ammirare le capacità di violinista della Germano (strumento il violino che lei studia sin da bambina), e si rivela anche essere la traccia in cui si ha la vera e propria svolta malinconica del disco. La seguente Riding my bike è infatti una traccia folk dalla musicalità e dal contenuto inquietanti (sembra quasi una filastrocca maledetta), così come Simple Tony si rivela essere la prima traccia strumentale a presentare toni più tristi e dimessi rispetto a quelle che l’hanno preceduta.
Dopodichè abbiamo un terzetto meraviglioso, a mio parere il punto più altro dell’intero disco, composto dall’autocommiserativa country-rock Dig my own grave (“These foolish foolish thoughts; why don’t they go away. They fill me with doubt, and I dig my own grave”), la profondamente intimista Cry Baby (“If I could find peace within, then I could share all of this, again”), e la graffiante e aggressiva Bye Bye Little Doggie (“I know you think, that this is over… poor you… And life goes on. Poor you must suffer, all alone”).
Chiudono la sussurrata e sofferente The other one e il triste assolo di violino (veramente bellissimo) di Dark Irie.

Un esordio sicuramente di alto livello per un’artista dalle indubbie qualità tecniche ed artistiche che purtroppo non ha avuto la fortuna che si meritava nel proseguo della sua carriera.
Anche per questo esprimo, tramite questo blog, la più sincera simpatia per Lisa e la sua produzione musicale (e se non fosse per la differenza d’età che c’è fra noi, le chiederei di sposarmi, ma vabè..).

Se dovesse passare di qui in Italia, andrei sicuramente ad ascoltarla. Se non altro per risollevarmi l’animo..

ich-einzig

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Le copertine di Hellblazer : Dave McKean

Apro questo mio secondo articolo su Hellblazer con una digressione sulle copertine di questa serie Vertigo dalla storia lunga e gloriosa. Quando si parla delle prime uscite di Hellblazer, non si può che affiancare ai nomi di Jamie Delano e John Ridgway, il nome dell’illustrissimo, e per me fenomenale, Dave McKean.

Il visionario artista inglese ha prestato il suo talento per i primi undici numeri della serie che ha John Constantine come protagonista, dipigendo (è proprio il caso di dirlo), illustrazioni incredibili sotto ogni punto di vista.

Qui a sinistra vi mostro l’illustrazione scelta da Planeta DeAgostini come copertina di Hellblazer#2, ma vi consiglio di visionare le altre copertine da lui prodotte attraverso il database della DC Comics, a questo indirizzo : copertine by Dave McKean (DC Comics)

Noterete subito che McKean ha prodotto illustrazioni usate poi come copertine anche per un’altra celeberrima serie Vertigo : Sandman.

Ma c’è di più : se vi piace lo stile di McKean sarete contenti di sapere che quest’ultimo non ha collaborato su Hellblazer esclusviamente come copertinista, ma ha disegnato, ad esempio, una delle innumerevoli short-stories del personaggio più controverso dell’intero universo fumettistico, sceneggiata nientepopodimenoche da Neil Gaiman.

Avremo modo di parlarne più più avanti :)

Hellblazer #2 – link su Planeta DeAgostini

La seconda uscita curata da Planeta DeAgostini ci propone ben 3 storie, tutte estremamente importanti dal punto di vista del “peso specifico” all’interno della continuity di questa serie. In particolare la prima storia introduce un personaggio fondamentale per il primo story arc di un certo rilievo su Hellblazer, che inizierà proprio con la terza storia contenuta nell’albo di cui tratta questo articolo.

Fra le due troviamo un’ottima storia con gli Stati Uniti e i fantasmi della guerra del Vietnam sullo sfondo.

Waiting For The Man – In attesa dell’uomo

Sceneggiatura :Jamie Delano
Disegni :John Ridgway
Valutazione :

Siamo alla periferia di Liverpool. Gli ultimi di raggi di un sole che tramonta rivelano le forme di un parco giochi malandato e della piccola Gemma Masters, che gioca solitaria rimembrando con nostalgia quei momenti in cui la sua famiglia era serena, giorni in cui dei Crociati della Resurrezione e della loro salvezza preconfezionata non v’era ombra. Il lento cigolare delle giostre viene interrotto dal giungere di tre ragazze su per giù dell’eta di Gemma, che la invitano a trasferirsi da loro e dal loro sposo, nella speranza che quest’ultimo possa decidere di sposare anche lei e donarle una nuova vita. Gemma le segue.

Quella stessa giornata si è invece svolta in modo molto diverso per il nostro John Constantine, insolitamente allegro, fra magiche vincite nel biliardo con gli amici, un sano ownage ai fascistelli di turno e.. un incontro deciso dal fato. L’incontro con la misteriosa Zed da un senso al titolo di questa storia, palesemente ispirato dall’omonima dei The Velvet Underground (con Nico, nell’occasione), anche se John non è proprio lo stesso uomo che invece si aspettava Lou Reed.

“Io ti aspettavo. Tu mi hai trovato. Io non so cosa aspettavo. Tu non sai cosa hai trovato.” (cit. Zed)

I due cenano assieme e apprendono dalla radio della scomparsa di Gemma Masters che, colpo di scena, si rivela essere la nipote di John (sì, John ha una sorella, ma grazie al cielo non fa Darko di cognome), e partono immediatamente per Liverpool, in cui troveranno la casa di Cheryl (la sorella) presidiata dai Crociati della Resurrezione, che pretendono di ritrovare la bambina grazie alla preghiera. John invece si avvale della divinazione, e scopre con piacere che anche Zed può dire la sua in questo campo. Nella nuova casa di Gemma, nel frattempo, inizia la vestione della sposa e l’attesa dell’uomo (lo sposo) : un omaccione nerboruto che accompagnerà Gemma in cantina per il rito che sancirà la loro unione.

John e Zed riescono a trovare la casa in cui si trova Gemma, e rinvengono tre cadaveri di giovani ragazze in una camera da letto (in Hellblazer di frequente capita di scoprire che ciò che si era ritenuto parte della realtà si rivela essere illusione), quindi si fiondano in cantina dove sorprendono l’omone intento a strangolare la povera bambina. Lo scontro è rapido e cruento e il nostro John ha la peggio, ma fortunatamente interviene Zed che mette KO il criminale. Gemma è salva e i due scoprono che l’uomo in questione appartiene all’Esercito della Dannazione, una nuova minaccia.

When Johnny comes marching home – Quando Johnny ritorna dal fronte

Sceneggiatura :Jamie Delano
Disegni :John Ridgway
Valutazione :

“Crepi Ho Chi Min, viva il corpo dei marine.”

Liberty è un piccolo paese nell’Iowa, USA, che per il Vietnam ha dato tutto quello che poteva dare, e che ha pagato duramente la sua generosità. Adesso è ridotto ad un mucchio di casupole abitate da anziani, i padri e le madri di quei soldati partiti per la guerra e mai più ritornati.
Frank Ross però ce l’ha fatta, a tornare, e gestisce un distributore di benzina sull’interstatale, proprio ad uno sputo dalla sua Liberty. Trascorre le giornate inebriato dall’alcool, ossessionato dai ricordi della guerra, dai fantasmi dei suoi compagni e delle sue vittime. E come se non bastasse, un predicatore dei Crociati della Resurrezione (vedi la storia precedente) promette agli abitanti di Liberty il ritorno dei loro ragazzi, in cambio di una generosa “offerta” in denaro.

John Constantine si ritrova a dover passare vicino Liberty (si trova negli Stati Uniti con il compito di sorvegliare Swamp Thing), e per poco non si ritrova a ricevere un buco in fronte dal delirante Ross, fermato solamente dall’intervento di Nancy, che non ho ben capito in che rapporti sia con l’uomo.
Quest’ultima informa John della questione legata ai Crociati della Resurrezione, e si offre di accompagnarlo a Liberty per rendersi conto personalmente della situazione. Nel frattempo Frank, lasciato solo, si arma e parte solitario per Liberty insieme ai suoi ex-commilitoni.

Proprio nel bel mezzo della preghiera, che vede tutti gli anziani di Liberty davanti ad una televisione seguire le indicazioni del predicatore, irrompe Ross. Gli anziani sono contenti che i loro ragazzi siano ritornati, ma subito iniziano le violenze, con Frank che uccide la madre di Nancy scambiandola per un Vietcong in fuga, e stupra Nancy stessa, proprio come violentò a suo tempo una Vietnamita durante una missione.
John segue il tutto nascosto nel grano, incapace di agire perché paralizzato dalla paura.

L’epiologo di questa storia vede il reduce provocare un incidente esplosivo che spazza via tutti i “sopravvissuti” di Liberty. John ritorna sconvolto in città e capisce ancora di più che questi Crociati della Resurrezione sono una minaccia tanto quanto l’Esercito della Dannazione.

Extreme Prejudice – Sospensione Pregiudiziale

Sceneggiatura :Jamie Delano
Disegni :John Ridgway
Valutazione :

Questa terza storia è particolare. Da una parte presenta elementi quasi satirici, così come abbiamo già visto in Hellblazer #1 con Blathoxi e la borsa delle anime (vedi articolo), dall’altra è una storia molto cupa e importante per la continuity hellblazeriana, in cui scopriremo qualcosa di più sull’affascinante Zed e sulla stima e la notorietà che il nostro John vanta verso i demoni.

Innanzitutto ci troviamo nuovamente in Inghilterra, a Londra, ed è notte. Un gruppo di quattro ragazzotti dalle teste rasate ciondola per la città sfogando le proprie frustrazioni dettate dalla stupidità e dall’ignoranza. Lanciano una molotov di fronte al negozio di un pakistano, seguono un uomo che sospettano essere omosessuale fin dentro un bagno pubblico, con l’intenzione di massacrarlo di botte.
E John Constantine segue loro, fumando l’immancabile sigaretta.
Con sopresa degli hooligans-skinhead, il “finocchio” si rivela essere il demone Negral (altro personaggio che ritroveremo nella continuity), con le conseguenze che voi lettori potrete intuire senza che mi dilunghi oltre. Quando John irrompe nel bagno pubblico in soccorso al malcapitato, non trova altro che sangue : nessuna traccia nè del finocchio, nè dei suoi aggressori.

Il nostro stregone preferito decide quindi di recarsi all’appartamento di Zed, ed anche in questo caso le sorprese non vengono a mancare, perché sorprende la donna infastidita da tre uomini delle Lingue di Fuoco, un’associazione collegata ai Crociati della Resurrezione, che le chiedono, chiamandola “Maria”, di venire con loro prima che sia troppo tardi. John manda via i seccatori senza porsi troppe domande, e ben presto si ritrova nel letto con la ragazza a fare tutto quello che noi lettori avremmo fatto nei suoi panni (nelle serie Vertigo questi particolari non vengono risparmiati, e vengono mostrati comunque con eleganza e senza volgarità di sorta).

Nel frattempo Negral, nel sottosuolo londinese, armeggia con i resti dei disgraziati hooligans, attorniato da una folta schiera di seguaci demoniaci adoranti. Il risultato è un orribile essere a quattro teste e otto braccia con l’inconfondibile marchio dell’Esercito della dannazione. La sua missione è quella di trovare Maria ed ucciderla. Quest’ultima dorme dolcemente nel suo letto, mentre John fruga furtivamente fra i suoi affetti in cerca di una spiegazione al collegamento della donna con i Crociati. Proprio in quel momento entra in scena il mostro, la situazione è concitata, la tensione è alle stelle, ma John viene colto da un’incontenibile attacco di risa :

John : “In che razza di condizione vi siete ficcati! Ah Ah Ah Ah”
Pugnodiferro il Vendicatore : “Perché, cazzo ridi, eh?”
[Sbrigati. Pensa, John. Sono Hooligan, dannazione. Se mettono insieme i loro cervelli, non ne fanno uno intero.]
John : “Ah, è che è buffo. Avete un braccio che tifa Chelsea e l’altro per l’Arsenal” (Arsenal e Chelsea sono due squadre di calcio di Londra, per chi non lo sapesse, NdA)

E giù botte. Pugnodiferro si neutralizza da solo, come nelle più banali gag cartoonesche (ricordo un episodio analogo in Braccio di Ferro), mentre John e Zed si allontanano e si fanno accompagnare da Chas a casa di Ray (Hellblazer #1, sempre la storia di Blathoxi).

L’epilogo purtroppo è triste.
Ray è costretto a vivere barricato in casa perché si è sparsa la voce che è affetto da AIDS.
Purtroppo le voci che circolano sono vere.

ich-einzig

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Un post che capiranno in pochi. Gli altri meritano che spenda almeno due parole prima di lasciarvi tutti al flusso di coscienza di Rob, protagonista di “Alta Fedeltà” di Nick Hornby, romanzo che sto letteralmente divorando in questi giorni.

Avevo un blog prima di questo, “Alla Ricerca del Piccolo Principe”, che aveva l’obiettivo di aiutarmi a tornare un giorno a sognare, a vedere le cose con un occhio diverso. Son passati due anni, mi pare, ed ora come ora mi ritrovo ad aver smesso di sognare di riprendere a sognare.

Nick Hornby, Alta Fedeltà – Capitolo 22 – Il compleanno di Rob

Immagino che, volendo, si potrebbe considerarla amarezza. Io non credo di essere amaro, ma certo sono deluso di me; pensavo a questo punto di meritare qualcosa di più, ma forse anche la delusione è un po’ a sproposito. Non è solo per il lavoro; così come non è solo per il fatto di avere trentacinque anni suonati e di non avere una donna, benché siano tutte cose che non aiutano. E’ che… oh, non so. Avete mai guardato una vostra foto di quando eravate ragazzini? O le foto d’infanzia della gente famosa? Secondo me sono immagini che possono intristire o rallegrare. C’è una foto stupenda di Paul McCartney da bambino, e la prima volta che l’ho vista mi ha messo addosso una certa allegria : tutto quel talento, tutti quei soldi, tutti quegli anni di serena vita famigliare, un matrimonio solido come una roccia e dei bambini deliziosi, e lui ancora non ne sapeva niente. Ma poi ci sono altre foto – quelle di JFK e quelle di tutte le rockstar morte e strippate, gente che è impazzita, gente che ha dato fuori di brutto, gente che ha ammazzato, che ha reso infelice se stessa e gli altri in modi troppo numerosi per elencarli – e pensi : Stop! Alt! Fermiamoci qui, che meglio di così non sarà mai!
Nell’ultimo paio d’anni, le fotografie di me da ragazzino, quelle che un tempo non volevo che le mie fidanzate vedessero… beh, hanno cominciato a farmi venire un certo pizzicorino. Non si tratta di vera e propria infelicità, è una specie di sommesso, profondo rammarico. Ce n’è una in cui ho un cappello da cowboy e punto il fucile verso l’obiettivo, cercando invano di sembrare un cowboy, adesso quasi non riesco a guardarla. Laura mi trovava dolce in quella foto (usava proprio quell’aggettivo! Dolce, il contrario di amaro!) e l’aveva attaccata in cucina, ma io l’ho rimessa in un cassetto. Continuo a provare l’impulso di scusarmi con quel piccoletto : << Mi spiace, ti ho abbandonato. Avrei dovuto aver cura di te, ma ho fallito: ho preso le decisioni sbagliate nei momenti sbagliati, e così tu sei diventato me>>.

Leggendo questo passaggio mi son stupito di ritrovare buona parte del mio pensiero, stampato su carta.

ich-einzig

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La fantascienza made in Italy dovrebbe essere tenuta maggiormente in considerazione, così come non bisognerebbe mai smettere di lodare chi porta avanti la serie Urania perché da sempre si rivela un trampolino di lancio per gli autori nostrani (non ultimo Francesco Verso con il ficcante E-Doll).

Vittorio Catani mangia pane e sci-fi da sempre. I modelli a cui si ispira sono i grandissimi della fantascienza mondiale, e il suo “Il Quinto Principio” strizza abbondantemente l’occhio alla corrente Cyberpunk che tanto adoro, quindi non c’è da stupirsi se troverete questo mio commento un po’ troppo entusiastico.
Aggiungiamoci il fatto che il suo romanzo assume la forma del romanzo corale, tipologia narrativa che sto sperimentando attualmente e con grande interesse in Caravan di Michele Medda, e avrete il quadro di quello che per me se non è un gran bel libro, poco ci manca.

Le tematiche affrontate da Catani sono le più disparate, comuni e meno comuni al genere cyberpunk che, preciso, non penso possa essere preso come unico genere di riferimento per “Il Quinto Principio”. Si parla di un enorme divario sociale, per il quale troveremo l’èlite della terra riunita a Diaspar, la Città Grande, decidere di risolvere il problema della sovrappopolazione della Terra in modo “drastico”. Si mostra una deriva del pensiero comune verso il materialismo ai suoi massimi estremi, grazie al quale sarebbe possibile calcolare l’intero valore della terra, albero per albero, filo d’erba per filo d’erba, e per il quale addirittura ogni essere umano sarebbe in grado di emettere dei propri BOND personali per ricavarne denaro per gli acquisti.

Gli elementi più affini al cyberpunk li ritroviamo naturalmente nella possibilità di plasmare a piacimento il proprio corpo, e soprattutto nella rete delle PEM (Protesi Elettronica Mentale), che permette ad ogni individuo di mettersi in comunicazione con chiunque tramite veri e propri “indirizzi PEM”, ma che non impedisce ad esempio alle multinazionali di piazzare dei veri e propri virus mentali chiamati “stimultran”, che invitano l’utente ad acquistare i loro prodotti.

Tutto questo condito dalle stranezze prodotte dagli inspiegabili EE (Eventi Eccezionali), che causano stravolgimenti incredibili sul nostro pianeta (ve ne cito un paio : un’intera porzione d’Africa che crolla su stessa, la comparsa improvvisa di una copia fisica e tangibile della nostra Luna) e della scoperta del misterioso Mondo B, una dimensione parallela in cui chi si trasferisce abbandona la sua dimensione corporea per raggiungere una più complessa dimensione emozionale.

L’idea che più mi ha colpito all’interno della narrazione è quella delle gestalt, delle vere e proprie reti neurali gestite tramite PEM ed inaccessibili dall’esterno, i cui componenti aprono la loro mente a tal punto da diventare una singola unità senziente ed emozionalmente cosciente, in grado di agire verso l’esterno in modi anche deleteri. All’interno della narrazione, ad esempio, vedremo in azione una gestalt formata da un nutrito gruppo di sovversivi indurre la produzione di nitroglicerina all’interno degli organismi di alcuni obiettivi umani prestabiliti, con le conseguenze che potrete immaginare.

“Il Quinto Principio” fornisce veramente una quantità di spunti tali, sia a livello di contenuti che di “mera” estetica della fantascienza, che se ne potrebbe tranquillamente scrivere un libro (e sicuramente ne trarrò ispirazione per mie eventuali pubblicazioni future).
In questo articolo mi sono limitato a buttar giù qualche considerazione, nella speranza che queste possano stimolarvi nell’intraprenderne la lettura.

Che dire, il mio primo libro del 2010 è stato una bellissima sorpresa.
Continuando su questa strada mi si prospetta un ottimo 2010 letterario.

Nota a margine : mi devo informare su cosa di meritevole la fantascienza italiana ha prodotto dall’anno 0 ai giorni nostri

Valutazione :

Buona lettura,
ich-einzig

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In questi giorni è stata pubblicata su Nanoda la mia recensione del manga Noise, opera del mangaka-architetto Tsutsomu Nihei e importante prequel per la serie fantascientifica-horror Blame!

E’ un’opera che mi sento di consigliare anche a voi, sopratutto accoppiata con una buona lettura di Blame!

Ci tengo a ringraziare la redazione di Nanoda per la possibilità che mi è stata offerta di far conoscere un’opera che mi sta molto a cuore ad un pubblico così ampio di appassionati del fumetto made in Japan, e sono contento di avere avuto la possibilità di farlo attraverso un progetto di altissimo livello quale è Nanoda.

Inoltre ci tengo a sottolineare che devo la mia collaborazione con Nanoda alla gentilezza dello stimatissimo Dark Diamond che ancora si ostina con perseveranza inumana a non mandarmi a quel paese…

Visitate il suo blog, ci sono diversi progetti interessanti in corso di sviluppo.

Link alla recensione : http://www.nanoda.com/it/recensioni/manga/n/noise.html

Link al blog del Dark Diamond : http://darkemperor.splinder.com/

http://www.nanoda.com/it/recensioni/manga/n/noise.html
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Benvenute nel 2010, oscure entità che si aggirano silenziose (troppo silenziose) per questo laboratorio.

Con l’arrivo del nuovo anno, il blog compie i suoi primi due mesi di vita. Troppo poco è stato fatto e moltissimo ancora c’è da lavorare per arrivare ad avere un blog degno di questo nome, per cui eviterei di trarre un bilancio basato sul periodo passato, ma propenderei molto più volentieri per spendere due parole sul futuro.

Innanzitutto, da oggi il blog può vantare un nuovo pezzo d’arredamento : un’elegante libreria in legno concessa gentilmente da aNobii e collegata direttamente al mio profilo personale su quel social network, in cui troverete quattro delle ultime opere che ho avuto modo di leggere oppure sono attualmente in lettura.

Nel 2010 continuerà sicuramente la mia campagna di divulgazione della serie USA by DC Comics Hellblazer, troppo poco conosciuta e apprezzata nel nostro paese rispetto al valore artistico che porta con sè.
Inoltre ho raccolto e sto raccogliendo diverso materiale per scrivere un paio d’articoli che mi aiutino a ricordare ciò che ho letto, visto e ascoltato nel 2009, sperando che in questo modo riesca ad assorbire ciò che di utile mi ha portato l’anno passato.

Quest’anno poi terminerà la serie Caravan della Bonelli, e non vedo l’ora di poter trarre un bilancio su ciò che può significare questo interessante esperimento (sul quale ancora non mi sbilancio) per il fumetto italiano a venire.

Ho sicuramente in programma di stilare una mega-recensione sulla mitica “trilogia dei futuri” per Nathan Never di Antonio Serra, e sono ansiosissimo di ricevere e poter leggere il malatissimo Incubi di Michele Penco. Continua poi l’esperimento messo in atto dal blog Rusty Dogs, che prima della fine del 2009  è riusciuto a pubblicare altre due meritevoli mini-storie che vi invito naturalmente a visionare : Prima che Dio fosse amore e Revolving rules, disegnate rispettivamente da Werther Dell’Edera (John Doe, Punisher War Journal, House of Mistery, Dark Entries) e Claudio Stassi (Brancaccio – Storie di Mafia quotidiana, John Doe).

Ci sarà molta Italia, quindi, nel Ricordi in Formaldeide di quest’anno.

Stay Tuned

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What if?
Cosa sarebbe successo se Johnatan Blow non avesse deciso di lanciarsi, da indipendente, nello sviluppo di un videogame del genere dei Puzzle Game, fortemente incentrato sul controllo dello scorrere degli eventi e dal mood profondamente malinconico, oppure se David Hellman avesse deciso di non supportare questo videogame con il suo senso artistico e l’onirismo dei suoi disegni, o peggio ancora se la Magnatune non avesse prestato al progetto alcuni dei suoi più interessanti musicisti, oppure infine la Microsoft non avesse distribuito, nell’agosto 2008, il risultato degli sforzi congiunti di questi ultimi sul suo Live Arcade?
Cosa succederebbe se scopriste se ciò che avete letto fin ora in quest’articolo non fosse altro che un subdolo tentativo di farvi capire quanto l’incertezza e allo stesso tempo l’inevitabilità, quanto la possibilità di controllare il tempo e allo stesso tempo di lasciarlo andare per la sua strada, siano elementi fondamentali di questo Braid, che se non fosse per Blow, Hellman e la Magnatune, nemmeno esisterebbe?

Cosa pensereste di me se vi rendeste conto che tutto questo non fosse altro che un’introduzione a Braid?
Ditemelo voi, non ho il coraggio di chiedermi cosa succederebbe se in questo momento voi decideste di cliccare quella X in alto a destra.

Tim


immagini prese dal sito di David Hellman

“Tim è alla ricerca della Principessa, rapita da un mostro orribile e malvagio.
Questo è successo perché Tim ha commesso un errore.”

Tutto inizia quindi a causa di un errore.
Solamente a partire da questo breve scorcio di narrazione, riusciamo a capire quale sarà lo scopo del viaggio di Tim, e quale sarà il principale pericolo da affrontare.
L’accesso ai diversi mondi di gioco che costituiscono Braid è rappresentato dalle diverse stanze della casa di Tim. La prima cosa che non possiamo fare a meno di notare è che il primo mondo che ci viene proposto è il “Mondo 2″, ma se siete arrivati indenni fino a questo punto della lettura dell’articolo, il fatto non dovrebbe rivelarsi più di tanto come una sorpresa.

La nostra recherche sembra permeata dal più vivo ottimismo, Tim mantiene un’espressione serena, l’ambiente circostante è composto da pianure verdeggianti e gli enigmi ci appaiono intuitivi e facilmente risolvibili. Fra un mondo e l’altro vengono approfondite le tematiche centrali di Braid : il rapporto causa-effetto, la capacità di trarre ciò che di positivo si nasconde dietro i nostri errori, ma anche un profondo senso di malinconia legato all’inevitabilità degli eventi. Tutte queste tematiche vengono trasposte con maestria nel gameplay. L’idea più rappresentativa, a mio parere, è quella di dotare il personaggio, in un particolare mondo di gioco, della possibilità di rivedere le proprie mosse passate servendosi di un’ombra immaginaria ma attiva rispetto al mondo di gioco. Cosa succederebbe se potessimo rivivere in modo nitido, da una prospettiva esterna e imparziale gli accadimenti che riguardano il nostro passato?

Ripercorreremmo la stessa strada oppure prenderemmo delle decisioni diverse?

Con il proseguo del gioco, iniziamo a capire che un qualcosa di oscuro e inaspettato si nasconde dietro il viaggio di Tim. Le pianure verdeggianti lasciano il posto a città divorate da incendi, le musiche di sottofondo diventano disturbanti, malate. Il malessere è tangibile, ma riappacificarsi con la nostra principessa è l’unica cosa che ha importanza, e una volta completati i mondi di gioco corrispondenti ai piani inferiori dell’abitazione di Tim, possiamo finalmente accedere alla soffitta e al misterioso “Mondo 1″.
Qui avremo modo di assistere e partecipare ad uno dei più bei finali della storia dei videogiochi.

*Attenzione spoiler!*
Ritroveremo la principessa, prigioniera di un imponente guerriero in armatura medievale, senza avere alcuna possibilità di raggiungerla. Ma incredibilmente lei riuscirà a sfuggirgli, e noi, dalla nostra posizione, dovremo seguirla ed aiutarla a superare gli ostacoli che di volta in volta incontrerà sul suo cammino, abbassando barriere, aprendo nuovi passaggi (e lei, ancora innamorata, farà lo stesso per noi), il tutto per permetterle di raggiungere un nascondiglio sicuro in cui potrà finalmente tornare ad essere serena, ma soprattutto potrà tornare ad essere con noi.
Ci arrampichiamo quindi fino a questo nascondiglio, con fatica, ci avviciniamo alla nostra amata, quando all’improvviso, un flash. Troviamo lei distesa sul letto, non riusciamo ad avvicinarla perchè una finestra chiusa ce lo impedisce. Improvvisamente lei si sveglia e inizia a correre verso il punto da cui era fuggita, noi non potremo fare a meno di seguirla anche questa volta ripercorrendo i medesimi passaggi dell fuga, solo all’indietro. E questo purtroppo ci rivelerà la verità su quel che successe quel giorno, sull’errore di Tim.
Senza aver possibilità di intervenire, vedremo il nostro Tim tentare in ogni modo di impedire la fuga della principessa (che in realtà sta fuggendo da lui), e la vedremo fare di tutto per impedirci di raggiungerla e per riuscire a raggiungere il guerriero in armatura che la porterà via con sè. Poi, un’esplosione.

Tim, un guerriero in armatura, la Principessa, un’esplosione.
Io la butto lì : ma se Tim fosse in realtà uno scienziato, se tutta questa pippona mentale sull’andare avanti e indietro nel tempo non fosse altro che un’allegoria del processo scientifico che portò alla scoperta dell’energia nucleare, e se tutto questo struggimento sull’inevitabilità, sulla necessità di accettare i propri errori per diventare più saggi e non sbagliare più, non fosse altro che il rimorso sulle conseguenze di quella scoperta? E se addirittura la principessa stessa fosse la bomba atomica?

…….. Naaaaaaaa!
“Now we are all sons of bitches”Kenneth Bainbridge
*Fine spoiler*

“Tim e la Principessa passeggiano nel giardino del castello.
Ridono insieme, inventando nomi per gli uccelli colorati.
Gli errori dell’uno sono nascosti all’altro, al sicuro tra le pieghe del tempo.”

Braid su Wikipedia : http://it.wikipedia.org/wiki/Braid

Valutazione :

L’unico difetto di questo gioco sta nella durata estremamente ridotta.
Ma non tralascerei il fatto che influisce molto negativamente sulla salute psicofisica dei giocatori…

ich-einzig

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Lui ha capito.

Soggetto/Sceneggiatura : Non ci è dato saperlo.
Sappiamo che sono in due, e che sono pericolosi.

MS Paint : Uno dei due,
occasionalmente l’altro dei due,
occasionalmente fan art

Pubblicato da/in : Lui ha capito, il blog. (settembre – novembre 2009)

Valutazione : Inestimabile

Cari miei numerosissimi e silenziosissimi lettori, è giunto il momento di cambiare decisamente rotta.
Basta parlare di stronzate! Credete che non sappia che non importi a nessuno di leggere riassunti che parlano di uno stregone frichettone, di un ricchione in costume (e sì! Lasciatemelo dire, io quella notte avrei scelto Debbie e al diavolo il mondo!!), e di un paio di orfanelli giapponesi e sfigati?
E’ giunto il momento di parlare di arte, di parlare quindi di Mapri, colui che… Ha capito.

Cosa c’è da capire, vi chiederete. Signori miei, c’è da capire come va il mondo del fumetto internazionale, ma non solo! E chi meglio del Mapri può illuminarci la via?
Inizio col dire che, in esclusiva interdimensionale, Ricordi in Formaldeide rivelerà allo mondo l’identità che si cela dietro allo pseudonimo Mapri, un segreto talmente oscuro che non vorreste mai sollevare il velo che vi separa dalla verità delle cose. Scoprirete tutto al termine dell’articolo!

Mapri non sarebbe altrimenti definibile se non come un supponente occhialuto, custode estremo del sapere in ogni sua forma : maestro del fumetto e critico di altissimo livello, cantante di fama internazionale, supereroe, detective e tanto tanto altro ancora..

Personaggi di questo tipo sono talmente superiori alla media da essere spesso oggetto di invidie, e la loro superiorità rende loro difficile relazionarsi con gli altri. Lui ha capito, infatti, mette in scena pochi personaggi, tutti estremamente caratterizzati e strettamente funzionali al proseguo della vicenda, che vedrà Mapri, al massimo del suo splendore, intraprendere una pericolosa parabola discendente, dalla quale saprà però rialzarsi per diventare più forte, bravo, bello, intelligente di prima, come ogni supereroe che si rispetti.
Ma andiamo con ordine…

Nonostante tutto, anche un Mapri può trovare un essere superiore, che non poteva esser altri che IDDIO, personaggio monoespressivo ma assolutamente incisivo, dio del fumetto e trombeur de femmes.
Insieme all’adorazione per IDDIO, la vita di Mapri si riempie anche dell’amore per la fata “poco -ina” Lusca, amore che sarà causa dell’iniziale declino artistico del protagonista, il quale sentirà il bisogno di sperimentare altre vie per raggiungere la tanta agognata serenità.

Un furibondo litigio con Lusca (in cui, ci tengo a sottolineare, Mapri aveva ragione) obbliga Mapri a passare le sue giornate in compagnia di IDDIO. Mapri, ispirato dal nostrano “Amici” di Maria de Filippi, è intenzionato a vincere il famosissimo Tomodachi servendosi delle sue ineguagliate ed ineguagliabili doti di ballerino e cantante, ma i suoi sogni vengono presi a calci nel sedere nel bel mezzo della competizione, e Mapri viene definitivamente sconfitto. Si conclude quindi così definitivamente la sua avventura, ancora prima di cominciare, se non fosse che, grazie ad un vero e proprio deus ex machina, anzi, un dei ex machina (sperando di ricordare ancora qualcosa di latino..), la speranza può tornare ad accendersi grazie all’intervento di IDDIO e della fata Lusca, chiamata da quest’ultimo per rinfrancare Mapri dopo la batosta subita.

Il tempo passato in compagnia di IDDIO, però, rende difficile la rinascita dell’amore per Lusca, e il nostro Mapri è profondamente indeciso su chi dei due sia più meritevole del suo amore. Deciderà quindi di dividere equamente il tempo passato con Lusca e IDDIO, i quali lo aiuteranno nel suo “”lavoro”" di fumettista, in particolare nel non rispetto delle consegne imposte dall’editore.
La brutta figura con quest’ultimo getta Mapri nella disperazione che lo costringerà a fuggire lontano da tutti, nel deserto, un’esperienza forgiante che gli permetterà di tornare al viver civile più forte che mai, e di intraprendere una fortunata carriera di detective che culminerà con l’arresto del pericolosissimo preservativo parlante. L’euforia per questo successo lo spinge al ritorno fra i suoi amici/amanti Lusca e IDDIO, il quale lo accoglieranno con caloroso affetto, una da davanti, l’altro da dietro, episodio che coincide con il climax narrativo di Lui ha capito, e vera chiave di volta della vicenda.

Finisce così l’avventura di Mapri, con il trionfo dell’amore e la ritrovata sicurezza nei suoi mezzi.
La morale è quindi : dopo tutte queste vicissitudini, lui avrà capito di essere un coglione, sbeffeggiato da mezzo mondo? Ovviamente no.

Il grande pregio di quest’opera è la sua natura allegorica. Ogni personaggio ne nasconde tanti, tutti più o meno stereotipi della realtà e/o di sè stessi. Mapri rappresenta la mancanza di umiltà, la bimbominkiaggine, la convinzione (che è dei nostri tempi) che buttandosi a capofitto nelle proprie passioni, ed essendo forti solo di quelle, ogni risultato diventa possibile. Come se non bastasse un Mapri non si limita a tentare di seguire ciecamente quel che la sua mente bacata gli suggerisce, ma trova anche il tempo di spalare merda sugli altri, che generalmente sono più cauti e meno propensi a scrivere / disegnare stronzate come un manga su Berlusconi o su Anna Tatangelo. Qualsiasi stronzata, purchè ci si metta in mostra.

Il risultato è che autori di nicchia come il notissimo disegnatore Sergio Bonelli (cit.), ne risultano umiliati.

Immagino che ora vorreste sapere chi si nasconde dietro Mapri..
Beh, ve l’ho appena detto : P

“Ouji ripigliati!”Lui ha capito, il blog.

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Importante novità per il panorama fumettistico italiano!
Apre Rusty Dogs, il blog di riferimento per la scena noir italiana.
E non è tutto!

Emiliano Longobardi, ideatore dell’iniziativa e sceneggiatore delle storie, si è premurato di contattare, ad uno ad uno, diversi disegnatori professionisti del fumetto nostrano. Vi cito, e ci tengo a precisare che nomino questi perchè sono quelli che conosco artisticamente, alcuni dei nomi che stanno dietro al noir made in Italy di Rusty Dogs : Antonello Becciu, Michele Benevento (per l’attualissima serie Caravan) e Carmine Di Giandomenico (a livello internazionale con Magneto : Testament, ad esempio). Da segnalare un nutrito gruppo di artisti che han lavorato su John Doe.

Giusto ieri sono state pubblicate le prime quattro tavole, sceneggiate da Emiliano Longobardi stesso e disegnate da Andrea del Campo (John Doe #55, Valter Buio), per una short story intitolata : Next door to paradise.

Secondo me si tratta di un’iniziativa da non perdere sia a livello contenutistico che per quello che può significare per il fumetto italiano tout-court.

Il link : http://rusty-dogs.blogspot.com/

ich-einzig

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